L’ETÀ ANZIANA: VIA DEL TRAMONTO O TEMPO PER NUOVE POSSIBILITÀ?

Oggi sentiamo sempre più spesso parlare di “invecchiamento attivo”; ma, al di là delle numerose accezioni popolari, che cosa realmente s’intende con questa espressione? Cerchiamo di capirlo partendo da una definizione riconosciuta dai più importanti Organismi nazionali ed internazionali che si occupano di salute.

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L’invecchiamento attivo rappresenta il processo di: “ottimizzazione delle opportunità finalizzate al raggiungimento di una buona salute, in modo che gli anziani possano svolgere un ruolo attivo nella società e godere di una qualità di vita alta ed indipendente”. (Istituto di Salute Pubblica Svedese, 2006: healthy ageing – una sfida per l’Europa).

E’ ormai sotto i nostri occhi che la società sta sempre più invecchiando ed è in crescente aumento l’aspettativa di vita: nel suo rapporto, l’ONU conta infatti che l’età media della popolazione europea crescerà vertiginosamente, passando dai 37 anni del decennio ’90 ai 47 del 2050; inoltre, 1 persona su 4 avrà più di 65 anni.

Stiamo assistendo ad un cambio strutturale della composizione sociale, in cui la maggior parte delle persone sarà anziana. I rischi di questo scenario potranno essere molto gravi per la sostenibilità sociale ed economica delle politiche sanitarie nel nostro Paese.

Per questa ragione l’OMS si è posta come obiettivo la promozione di una visione attiva dell’età anziana; le diffuse possibilità economiche, sociali, tecnologiche e le condizioni di relativa salute, ci impongono infatti di cambiare prospettiva, vedendo nella terza età non più una finestra di vita destinata al declino e alla perdita, ma una fase ancora proattiva del ciclo di vita.

Ciò si traduce nel far conoscere e promuovere tra la popolazione anziana percorsi di salute, sicurezza e partecipazione che li aiutino a mantenere uno stato di salute fisico, psichico e sociale. Attenzione però a pensare che questa idea sia “troppo futuristica”; tutt’altro, sebbene la strada sia ancora lunga, la ricerca ha già ampiamente documentato l’importanza della prevenzione a tutti i livelli. Avere cura di sé protegge da possibili patologie e disabilità come problematiche cardiocircolatorie, diabete, deterioramento osseo-muscolare, deterioramento cognitivo e  anche dalla demenza di Alzheimer (Fratiglioni, Paillard-Borg e Winblad, 2004).

Nel corso degli articoli approfondiremo più dettagliatamente specifici aspetti che aiuteranno a capire come sia davvero possibile promuovere una visione attiva dell’invecchiamento in cui trovano spazio la promozione della salute (definita dall’OMS “il raggiungimento di uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non la semplice assenza di malattia”) e il sostegno a situazioni di rischio.

FONTI

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